Approccio artistico
Il quarta degli ordini triennali della Regione Centro-Valle della Loira per il Domaine di Chaumont-sur-Loire è stato affidato a Sheila Hicks (2017-2019).
In un castello, che ospita un’importante collezione di antichi arazzi, opere e giardini e mondialmente conosciute, e dopo i “Fleurs fantômes” di Gabriel Orozco ispirati alle carte da parati delle camere da letto degli ospiti della Principessa de Broglie e le vetrate di Sarkis, era del tutto naturale invitare un artista che ha portato al suo apice un’arte che ricorre a tutte le potenzialità offerte dalle bellezze della natura.
Sheila Hicks usa, con una virtuosità fenomenale, il filo, le fibre e i loro colori, come un pittore ricorre ai propri pigmenti.
Ogni creazione è, per lei, un viaggio, un’esplorazione che inizia con i meravigliosi volumi colorati ed i cordami monumentali in un’ampia gamma di fibre naturali e sintetiche, che la accompagnano ininterrottamente e con i quali inventa universi infinitamente poetici.
Installazioni monumentali o delicati collage e tessiture di lana o lino si avvalgono della stessa scienza del colore di questa illustre artista, che conosce perfettamente tutte le pratiche legate al filo che ha potuto scoprire nei luoghi più insoliti, durante i suoi numerosissimi viaggi di scoperta.
FARE DI UNA RIGA UN’OPERA
"Chaumont-sur-Loire è per me un luogo a parte, come un rifugio, uno spazio dove la mia libertà di creare è molto grande..
La Galleria del Fienile è uno spazio del tutto inusuale, la cui architettura mi ha immediatamente ispirata. Mi è subito venuta l’idea di usare i trogoli di questa stalla, dove si nutrivano i vitelli ai tempi della Principessa de Broglie, come ricettacolo delle balle di pigmenti naturali accumulati, anch’esse cibo e base delle opere installate sulle pareti e nello spazio.
I “satelliti” agganciati alle pareti sono come costellazioni di un giardino interstellare, interplanetario.Il calcestruzzo grigio antico e patinato dal tempo di questa galleria permette un fertile dialogo con gli infiniti colori delle fibre.
Nel Domaine di Chaumont-sur-Loire, dove la natura gioca un grande ruolo, uso per la prima volta elementi naturali come i rami, i ramoscelli, i fastelli che si intrecciano con le corde ed i pigmenti. Ho voluto combinare la natura con le fibre ed i fili che sono l’essenza del mio lavoro.
Questi elementi sono associati a un pannello centrale tessuto a mano, nel Guatemala, come un ricco paesaggio formato da sontuosi colori primari ed a questa colata giallo e oro, come se fosse una cascata celeste, che ci apporta la pace.
L’opera si chiama “GLOSSOLALIA”, ‘glossolalie’ essendo l’espressione di una lingua misteriosa e incomprensibile, come i segni della galleria: sanscrito, stenografia... spetta a ognuno di noi riconoscere questi linguaggi reali o inventati, che sono forse il linguaggio degli angeli.
Benché vi si ritrovano alcuni elementi abituali del mio vocabolario, quello che ho creato a Chaumont-sur-Loire è davvero unico. Quello che mi ha sempre ispirato è il rifiuto della ripetizione, la voglia di non rifare quello che ho già creato. Ho la voglia di essere nell’invenzione continua, e di creare qualcosa che non esiste.
Una delle chiavi di questa sete di rinnovo permanente deve essere trovata negli universi contraddittori della mia infanzia: quello del “general store” posseduto in città da mio nonno materno dove avevo l’imbarazzo della scelta tra numerosissime cose e quello della fattoria di mia nonna paterna, Ida, più sobria, dove bisognava inventare ininterrottamente tutto dal nulla. Queste influenze opposte sono una delle chiavi della mia ossessione perpetua di creazione.
Amo creare colori che non sono nella natura. Sono nell’invenzione permanente di nuove scoperte. Così, questi satelliti colorati installati sui muri offrono colpi e sorprese.
Secondo me, tutti i colori possono combinarsi assieme. Ciò dipende dalla quantità dei vari strati di materia, dalla quantità di luce e dalla densità delle ombre dei raggi di colore, nonché dai fili di seta o lino intrecciati, tesi, che conferiscono alle opere la loro presenza.
Dal colore nascono un’energia, una forza spirituale, un sentimento di pace.
Indubbiamente, i colori generano emozioni pure e parlano direttamente alle anime.” Sheila Hicks
DATI BIOGRAFICI
Sheila HICKS
STATI UNITI D'AMERICA
Nel 1964, Sheila Hicks sceglie di installarsi a Parigi per viverci e fondare il suo atelier. Nata nel Nebraska nel 1934, allieva di Josef Albers e George Kubler alla Yale School of Art and Architecture, ricca dell’esperienza ricavata durante i suoi viaggi nell’America del Sud e i suoi cinque anni di permanenza in Messico, ha trasformato il suo atelier di Parigi, città dove si è installata, in un centro, sempre attivo, di opere aperte dove fili e materiali tessili danno forma a un “linguaggio internazionale” tattile, sensibile e immediato. Per lei, la creazione è un processo mai fermo che si alimenta degli incontri e dei dialoghi che la segnano, delle culture e delle tecniche studiate, nonché delle architetture impiegate per la realizzazione delle sue installazioni.
Negli anni ‘60, Sheila Hicks elabora opere il cui punto di equilibrio si situa a metà strada tra le arti applicate e l’arte contemporanea. Nel 2016, partecipa, tra l’altro, alle seguenti manifestazioni: 20a Biennale di Sydney, a Glasgow International Festival, Weaving & We–2nd Triennial of Fiber Art di Hangzhou. Lo stesso anno, il Joslyn Art Museum d’Omaha (Nebraska) le dedica una retrospettiva intitolata Sheila Hicks: Material Voices. In Francia, ha esposto le sue opere nel 2014 presso il Palais de Tokyo (Parigi) e il Consortium (Digione); all’estero, presso la 30a Biennale di São Paulo nel 2012, la Biennale del Whitney (New York) nel 2014 e l’Hayward Gallery (Londra) nel 2015.
Sarà l’ospite della Biennale di Venezia nel 2017 e del Centre Pompidou nel 2018.