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Edizione 2023 - Giardino resiliente
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La forêt du futur

Giardino di Bas Smets
Prés de Goualoup

Il giardino

“La crisi del clima richiede di identificare gli alberi che risponderanno meglio ai cambiamenti atmosferici annunciati. La ricerca della capacità di adattamento delle piante a un clima allogeno si inserisce in una lunga tradizione botanica. In Europa, gli alberi importati durante le esplorazioni dei nuovi mondi venivano piantati in giardini botanici al fine di verificare la loro attitudine ad adeguarsi al clima locale.
In Perù, si ritrova un’altra sperimentazione climatica. A Moray su un altopiano, situato a 3.500 metri di altitudine, gli Inca provavano la capacità di sviluppo delle piante in vari microclimi, creati mediante terrazze circolari che producevano  una notevole differenza climatica tra di loro.
Il progetto La Forêt du Futur (La Foresta del Futuro) continua questa tradizione di sperimentare la resilienza delle piante, questa volta in un clima sottoposto a un radicale cambiamento. Sono state scelte ventisette specie di alberi, provenienti da una ricerca presso prestigiosi vivai in Europa.  Questi alberi «climatici» sono in grado di resistere ai periodi prolungati di siccità e all’aumento della temperatura ambiente. Saranno piantati su terrazze concentriche la cui forma ricorda la sperimentazione degli Inca.
Il monitoraggio del comportamento di queste piante negli anni futuri permetterà di determinare gli alberi più adatti ai cambiamenti climatici in atto. Questa ricerca fornirà preziose informazioni circa le future piantagioni della Tenuta di Chaumont-sur-Loire al fine di aumentare la sua resilienza climatica.” Bas Smets

PROGETTISTA

Bas SMETS, paesaggista
BELGIO
 

Inventore di Natura. Tra la cattedrale Notre-Dame de Paris e la tenuta les Davids situata nel Luberon, l’illustre paesaggista belga Bas Smets impone la sua visione deliberatamente poetica ed ecologica.

Ingegnere architetto, laureato dell’Università di Louvain, formatosi al paesaggismo in quella di Ginevra, Bas Smets dirige dal 2007 l’agenzia – che porta il suo nome – specializzata nella progettazione di strategie paesaggistiche e nella sistemazione di spazi pubblici. Il suo credo: riportare la natura nelle città, ripensare intelligentemente le future aree verdi e trovare un nuovo equilibrio tra natura e fabbricati per affrontare efficacemente il riscaldamento climatico.

Si autodefinisce “architetto del paesaggio” e, al di là di questa denominazione, è diventato lo specialista dei “paesaggi aumentati” e dei mondi a sé stanti che utilizzano logiche naturali e producono nuovi microclimi e atmosfere, a tutti i livelli pubblici o privati. Ad Arles, attorno alla fondazione Luma, questo inventore ha trasformato i 33 000 m2 di un deserto di cemento in un’isola verde e piantato più di 1 000 alberi e 80 000 piante. Nella tenuta Les Davids, a Viens, nel parco naturale del Luberon – viticoltura e agricoltura biologiche -, sta preparando una passeggiata nella natura di circa un’ora e mezza, senza piantare alcun albero limitandosi a fare risaltare la bellezza del paesaggio senza alcun altro tracciato che quello dettato dal suo istinto sul campo che sarà realizzato con una motosega anziché una matita. Si tratta di un esercizio inedito per il quale ha seguito i sentieri di cinghiali e disegnato il suo tracciato finale, con un GPS che ha permesso di ottenere la pianta dell’opera. Questa inversione dei processi moderni lo entusiasma. Lo scorso giugno, il suo progetto “sobrio e giusto”, come lui stesso lo qualifica, è stato selezionato alla quasi unanimità. Esso prevede di sistemare i dintorni di Notre-Dame de Paris con l’ambizione di sublimare la cattedrale.

Installato a Bruxelles, il suo team di 25 architetti e paesaggisti ha presentato 470 progetti e ne ha realizzato 50, in oltre 12 paesi. Da New York à Hong Kong, passando da Anvers o dall’Albania, Bas Smets fa collaborare artisti e scienziati.

Per tutti i suoi progetti, si impegna in profondità analizzandoli sia della storia che della geologia del sito, del suo clima e delle modifiche apportate dall’uomo, rimanendo attento ai dettagli rilevatori - senso del vento, percorsi dell’acqua – per creare la sua proposta e ampliare i confini. Ad Arles, per superare l'aridità del progetto Luma, ha immaginato cosa avrebbe fatto la natura per accelerare i suoi processi naturali di riconquista. E alla fine del lockdown, si è installato sette mesi sul posto con sua moglie e sua figlia piccola. A Viens, nella tenuta Les Davids, ha lasciato la sua immaginazione correre a biglia sciolta sui pendii delle colline e ha ridisegnato inaspettate praterie. Un creatore ispirato…

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