Approccio artistico
Dalla metà degli anni Novanta, Pascale Marthine Tayou pratica un’arte senza confini, un’arte nomade e intuitiva che mescola e assembla oggetti ed energie di ogni tipo. Attratto da tutti gli orizzonti, l’artista intreccia legami tra geografie e culture, ma anche tra uomo e natura. Autodidatta, rifiuta le etichette che riducono troppo la sua espressione artistica e rifiuta di limitarsi a un mezzo particolare. Disegni, sculture, installazioni, fotografie e video sono tutti utilizzati per creare un’”opera”, che preferisce chiamare “lavoro”. Con un’incredibile voglia di vivere, l’artista accompagna i visitatori in un viaggio, li coinvolge in una conversazione a ruota libera e immagina nuovi modi di guardare il mondo, per renderlo più accettabile sia per gli esseri umani che per il loro ambiente.
Pascale Marthine Tayou coniuga le sue radici camerunesi e la sua identità africana post-coloniale con la sua vita europea e il suo nomadismo internazionale, mescolando ricordi e impressioni, rituali e simboli, attualità e passato, critica politica e sociale della globalizzazione. La sua opera traduce riflessioni sul consumo eccessivo, l’inquinamento, lo sfruttamento esagerato delle risorse naturali, le fratture sociali e culturali, i conflitti e le migrazioni... Il tutto senza discorso esplicito e a suon di poesia, magia e spiritualità. La ricerca è innanzitutto artistica e la conquista tende all’armonia.
Ovunque vada, l’artista raccoglie oggetti, scarti e materiali naturali. Sono tutti materiali che egli trasforma e mette in scena in loco, talvolta in installazioni monumentali che possono essere esplorate e vissute come spazi abitativi. Anche i sacchetti e le bottiglie di plastica vengono utilizzati per le loro qualità formali, prima ancora che per evocare la loro capacità di inquinare l’ambiente.
Nel Fienile delle Api, Pascale Marthine Tayou propone di scoprire Oxygen (2023). Come il vischio del nuovo anno, rami con frutti inaspettati sono sospesi nell’aria. Come sempre, l’artista ci invita a coltivare la giusta distanza affinché la bellezza nasca sempre dall’improbabile.
DATI BIOGRAFICI
Pascale Marthine Tayou ha trascorso l’infanzia in Camerun, suo Paese natale, le cui influenze permeano la sua pratica artistica. Nato Jean Apollinaire, ha cambiato e femminilizzato il suo nome in Pascale Marthine Tayou per prendere le distanze dall’importanza della paternità artistica e degli attributi uomo/donna. Con questa decisione, ha voluto mostrare che è impensabile ridurre una persona al suo genere, alla sua geografia o alla sua cultura.
Le sue proposte esplorano la permeabilità dei confini tra storia personale e collettiva. Sollevano inoltre questioni particolarmente sentite in Africa, come la costruzione dell’identità culturale e nazionale, le relazioni tra dominanti e dominati e gli scambi tra Nord e Sud. Dopo una serie di opere dedicate all’AIDS (1994), la partecipazione a Documenta 11 (2002) a Kassel, in Germania, e alla Biennale di Venezia (2005 e 2009), Pascale Marthine Tayou è diventato noto a un vasto pubblico internazionale. Il suo lavoro, che non si limita a un mezzo o tema particolare, è caratterizzato da forme eclettiche. Sebbene i suoi temi siano vari, tutti hanno come punto di partenza la persona stessa dell’artista.
Pascale Marthine Tayou è rappresentato dalla Galleria Continua, dal 2013 insegna alla Scuola Nazionale Superiore delle Belle Arti di Parigi.